Ci sono saghe che restano legate al medium in cui sono nate. E poi ce ne sono altre che, a un certo punto, superano quel confine. Pokémon appartiene da tempo alla seconda categoria, ma oggi sta compiendo un passo ulteriore: trasformarsi sempre più in un’esperienza fisica, abitabile, percorribile. Non solo videogiochi, non solo anime o merchandising, ma luoghi reali in cui entrare, camminare, esplorare. Dopo oltre trent’anni di storia, Pokémon sta vivendo una fase di espansione che parla di spazi, architetture e presenza concreta nel mondo.

Pokémon è nato come videogioco, ma non è mai rimasto “solo” un videogioco. Nel corso degli anni è diventato un ecosistema narrativo, un linguaggio condiviso, un immaginario riconoscibile a qualsiasi latitudine. Oggi, però, sta facendo qualcosa di diverso: sta iniziando a esistere anche come spazio fisico permanente. Non più soltanto eventi temporanei o collaborazioni occasionali, ma luoghi progettati per dare forma concreta a regioni, città e atmosfere che per decenni sono esistite solo su schermo.

Il primo grande segnale di questa trasformazione è PokéPark Kanto, un parco a tema permanente che aprirà il 5 febbraio 2026 all’interno di Yomiuriland, nell’area di Tokyo. La scelta di partire proprio da Kanto non è casuale. Kanto è l’origine di tutto, la regione di Rosso e Blu, il primo viaggio di milioni di giocatori. Non si tratta quindi solo di creare un parco divertimenti, ma di materializzare un luogo fondativo della memoria collettiva.

PokéPark Kanto non è pensato come una semplice sequenza di attrazioni, ma come un ambiente esplorabile. Foreste, percorsi naturali, spazi urbani ispirati alle città del gioco, con luoghi simbolo come il Centro Pokémon e il Poké Mart. L’idea non è solo “guardare” Pokémon, ma percepire l’illusione che quelle creature abitino davvero quello spazio. È una differenza sottile ma fondamentale: non uno spettacolo, ma un ecosistema.

Questa filosofia segna un passaggio importante nel modo in cui The Pokémon Company concepisce il proprio brand. Non più solo contenuto da consumare, ma mondo da attraversare. Ed è un approccio che trova una conferma ancora più forte nell’annuncio della collaborazione con Universal Studios.

Dal 22 gennaio 2026 è ufficiale l’arrivo di esperienze Pokémon permanenti negli Universal Studios Japan di Osaka, con l’intenzione di estendere successivamente il progetto ai parchi Universal di tutto il mondo. Anche qui, la parola chiave è “esperienze”, non “giostre”. L’obiettivo dichiarato è creare percorsi immersivi e sensoriali, capaci di coinvolgere vista, udito, tatto e movimento, trasformando Pokémon in qualcosa da vivere con il corpo, non solo con lo sguardo.

È un salto di scala enorme. Pokémon non sta semplicemente ottenendo spazio dentro i parchi: sta diventando parte del linguaggio dei parchi stessi. Significa essere riconosciuto come un universo abbastanza solido, stratificato e iconico da reggere esperienze fisiche complesse, al pari di brand come Harry Potter o Jurassic Park.

Guardando questo percorso nel suo insieme, emerge un dato interessante: Pokémon sta gradualmente spostando il baricentro da “prodotto” a “luogo”. Un luogo che può assumere forme diverse: videogioco, serie animata, carta collezionabile, parco tematico. Ma sempre con la stessa promessa di fondo: esplorazione, scoperta, meraviglia.

E forse è proprio questo il segreto della sua longevità. Pokémon non è rimasto uguale a sé stesso per trent’anni. Ha cambiato pelle senza perdere identità. Oggi quel cambiamento passa attraverso spazi reali, camminabili, concreti.

Non stiamo assistendo solo all’apertura di nuovi parchi.
Stiamo assistendo alla nascita di un mondo che esce definitivamente dallo schermo.



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