PHYSINT è il gioco che Hideo Kojima ha deciso di realizzare quando ha cominciato a chiedersi quanti videogiochi gli restassero ancora da creare. Nel 2020 si ammala seriamente, viene operato e arriva persino a scrivere un testamento. È in quel momento che le richieste ricevute per anni dai fan — tornare all’action-espionage che lo aveva reso famoso — assumono improvvisamente un peso diverso. Quattro anni dopo Sony presenta PHYSINT come il grande ritorno di Kojima allo spionaggio. Nel 2026, però, decide di non finanziarlo più. Per Kojima il ricordo è immediato: P.T., Silent Hills e un’altra grande opera annunciata che rischia di scomparire prima ancora di essere realizzata.

Per capire perché PHYSINT sembri essere molto più di un semplice ritorno allo stealth bisogna risalire fino al primo Metal Gear. Nel 1987 Kojima lavorava a un progetto d’azione per MSX, ma l’hardware non riusciva a gestire efficacemente grandi quantità di nemici e proiettili contemporaneamente. Invece di considerare quel limite soltanto come un problema tecnico, Kojima lo trasformò nel cuore del game design: se il computer non poteva sostenere grandi scontri, il giocatore avrebbe dovuto evitarli. Da quella limitazione nacque Metal Gear e con esso una parte fondamentale del linguaggio dello stealth moderno. Quasi quarant’anni dopo, PHYSINT rappresenta un ritorno esattamente al genere con cui Kojima aveva iniziato a costruire la propria identità professionale.

La particolarità è che, dopo aver lasciato Konami nel 2015, Kojima sembrava voler andare nella direzione opposta. Con la nuova Kojima Productions e il sostegno iniziale di Sony realizzò Death Stranding, costruendo deliberatamente una proprietà intellettuale nuova invece di creare una versione mascherata di Metal Gear. Death Stranding 2 avrebbe poi consolidato quel nuovo universo, mentre OD gli avrebbe consentito di sperimentare nuovamente con qualcosa di differente. Nel frattempo, però, i fan continuavano a chiedergli la stessa cosa: un altro gioco di spionaggio. Kojima racconta di aver ricevuto questo tipo di messaggi per circa otto anni, senza che fossero sufficienti a convincerlo a tornare sui propri passi. Tutto cambia nel 2020.

Durante la pandemia Kojima attraversa infatti un grave problema di salute. Viene operato, trascorre un periodo di isolamento e racconta di essere arrivato a pensare che forse non sarebbe più riuscito a continuare a realizzare videogiochi. Scrive persino un testamento e comincia a interrogarsi sul tempo che gli rimane. È in quel momento che il desiderio dei fan di rivederlo lavorare sull’action-espionage smette di essere soltanto una richiesta nostalgica e diventa, per lui, una questione personale. Kojima aveva ancora molte idee nuove, ma decide che se davvero vuole tornare a quel genere deve farlo mentre ne ha ancora la possibilità. PHYSINT nasce quindi meno come un’operazione commerciale costruita sull’eredità di Metal Gear e più come una scelta maturata davanti alla consapevolezza che una carriera, come qualsiasi vita, ha necessariamente una durata limitata.

In quella riflessione entra anche Guillermo del Toro. Kojima ha sempre avuto un rapporto strettissimo con il cinema e, negli anni, ha ricevuto proposte per dirigere direttamente un film. Da autore indipendente, però, vedeva un problema concreto: lasciare Kojima Productions per uno o due anni avrebbe potuto mettere in difficoltà uno studio ancora relativamente giovane. Quando ne parla con del Toro, il regista gli dà una risposta destinata a restargli impressa: ciò che Kojima sta già facendo è cinema, quindi dovrebbe continuare a farlo. È una frase che aiuta a comprendere bene PHYSINT. Kojima non sembra interessato a scegliere tra film e videogioco, ma a utilizzare il videogioco per incorporare sempre più linguaggio cinematografico senza abbandonare l’interattività.

Dopo aver deciso di tornare allo spionaggio, Kojima presenta l’idea a Jim Ryan, allora alla guida di PlayStation. Secondo il suo racconto, Ryan reagisce con entusiasmo e una stretta di mano dà il via alla partnership. Il progetto viene poi annunciato il 31 gennaio 2024 durante uno State of Play, con Hermen Hulst accanto a Kojima. PHYSINT viene descritto come una nuova IP action-espionage di nuova generazione, non come un nuovo Metal Gear: i diritti della serie rimangono infatti a Konami. Il significato simbolico, però, è evidente. Il creatore di Metal Gear stava tornando al genere che aveva contribuito a definire e lo faceva nuovamente insieme a PlayStation, con cui aveva condiviso una parte enorme della storia della saga.

Persino l’annuncio venne costruito attorno all’ambizione cinematografica del progetto. Alla fine della presentazione la telecamera si allargava fino a rivelare che Kojima e Hulst si trovavano all’interno di un set legato a Columbia Pictures. L’idea dichiarata era sfruttare le diverse anime di Sony — videogiochi, cinema e musica — per costruire qualcosa capace di ridurre ulteriormente la distanza tra i due linguaggi. Kojima arrivò a dire che PHYSINT avrebbe dovuto raggiungere un livello di credibilità tale che una persona entrando nella stanza avrebbe potuto scambiarlo per un film. Non perché dovesse essere composto da interminabili sequenze non interattive, ma perché recitazione, volti, fotografia, costumi, suono e messa in scena avrebbero dovuto avvicinarsi alla produzione cinematografica.

Il problema era che PHYSINT si trovava ancora in una fase estremamente precoce. Nel 2024 Kojima aveva già spiegato che la produzione vera e propria avrebbe accelerato soltanto dopo Death Stranding 2. Nel 2025 arrivò persino a ipotizzare altri cinque o sei anni di lavoro, una stima che spostava idealmente il progetto verso il 2030 o oltre senza costituire una finestra ufficiale. Nello stesso periodo raccontava che buona parte del lavoro su PHYSINT era ancora concettuale e passava direttamente da lui, mentre lo studio era concentrato soprattutto su OD. Anche lo sciopero SAG-AFTRA nel settore videoludico rallentò casting e performance capture, ma nel settembre 2025 furono comunque annunciati Charlee Fraser, Don Lee e Minami Hamabe. Il progetto aveva finalmente i suoi primi volti, ma rimaneva ancora lontanissimo da una forma definitiva.

Poi, nel giugno 2026, succede ciò che Kojima non si aspettava. Sony comunica a Kojima Productions che non intende più finanziare PHYSINT. La notizia arriva durante una riunione Zoom e Kojima descrive la propria reazione come una sensazione di vuoto più che di rabbia. Per uno studio indipendente con quasi duecento dipendenti, perdere il finanziamento di un progetto AAA destinato a durare ancora diversi anni non significava soltanto perdere un’esclusiva o modificare una strategia commerciale. Significava chiedersi se quel gioco potesse continuare a esistere e che cosa sarebbe accaduto alle persone che ci stavano lavorando.

È qui che riaffiora il ricordo di P.T. e Silent Hills. Kojima aveva già vissuto una situazione nella quale un progetto enorme, con attori e collaboratori già coinvolti, era stato annunciato e poi cancellato prima di poter diventare un gioco completo. Quando Sony comunica lo stop, Kojima racconta di aver pensato proprio alle persone a cui avrebbe dovuto telefonare nuovamente per spiegare che il progetto non sarebbe esistito. PHYSINT rischiava quindi di diventare una sorta di secondo P.T. non per contenuti o genere, ma per destino: un’altra opera capace di generare aspettative enormi e destinata poi a sopravvivere soltanto attraverso ciò che avrebbe potuto essere.

Kojima decide però che questa volta non sarebbe finita nello stesso modo. Pochi giorni dopo informa i responsabili del progetto che PHYSINT non è morto e promette di trovare un altro partner. Parte del team viene temporaneamente spostata su OD, ma secondo Kojima nessuno viene licenziato a causa dello stop. In uno dei passaggi più umani della vicenda, racconta di aver chiesto ai dipendenti di preparare nuovo materiale per presentare il gioco ad altri publisher e di essersi aspettato di trovare uno studio demoralizzato. Quando torna, invece, vede il team lavorare con entusiasmo al nuovo pitch. È in quel momento che dice di aver capito quanto fosse resistente la propria squadra.

Per circa tre mesi Kojima Productions cerca quindi un nuovo finanziatore. Microsoft era una possibilità naturale, considerando che lo studio stava già lavorando con Xbox su OD. Kojima prepara una nuova presentazione di PHYSINT e, secondo il suo racconto, l’accoglienza da parte di Xbox è immediatamente positiva. Il 9 settembre 2026 la partnership viene ufficializzata: Xbox pubblicherà PHYSINT. Il contrasto con il 2024 è quasi paradossale. Quello che era stato annunciato come una celebrazione della lunga relazione tra Kojima e PlayStation diventa il secondo grande progetto di Kojima Productions sostenuto da Microsoft.

Questa vicenda non va però trasformata automaticamente nella solita console war. Kojima ha chiarito di non considerarsi in guerra con Sony e continua a descrivere il rapporto con PlayStation come positivo. Anche sulle ragioni della cancellazione serve prudenza. Sony ha dichiarato soltanto di aver scelto, dopo attente considerazioni, di non continuare la collaborazione. Una successiva ricostruzione di Bloomberg, basata su fonti anonime, ha indicato possibili preoccupazioni relative a budget, milestone, durata dello sviluppo, redditività ed esclusività, ma Kojima Productions ha contestato pubblicamente la solidità di quelle ricostruzioni e ha ribadito che lo studio è profittevole, PHYSINT prosegue con Xbox e i rapporti con PlayStation rimangono forti. Trasformare una ricostruzione contestata nella motivazione ufficiale significherebbe quindi andare oltre ciò che sappiamo realmente.

Pochi giorni dopo il cambio di publisher, PHYSINT ottiene anche il suo protagonista: Bill Skarsgård. L’attore di IT, Nosferatu, Barbarian e John Wick: Chapter 4 entra nel progetto dopo che, secondo Kojima, i due avevano scoperto di apprezzare reciprocamente il lavoro dell’altro. Sono già stati effettuati fitting dei costumi, scansioni e camera test, mentre nel cast rimangono Charlee Fraser, Don Lee e Minami Hamabe. Il nuovo poster con Skarsgård e Fraser è stato fotografato personalmente da Kojima, dettaglio perfettamente coerente con un autore che continua a voler controllare direttamente anche la componente visiva e promozionale delle proprie opere.

PHYSINT resta comunque molto lontano dall’essere un gioco finito. Kojima ha confermato che la storia è stata scritta, il concept è definito, esistono storyboard, sono iniziati alcuni modelli tridimensionali e sono state effettuate le scansioni degli attori. Allo stesso tempo non è stato ancora scelto definitivamente neppure il motore grafico. L’associazione con Decima è naturale dopo Death Stranding, ma Kojima ha spiegato che il team sta sperimentando diverse soluzioni. Nemmeno le piattaforme definitive o un eventuale arrivo su Game Pass sono state formalizzate: Xbox è il nuovo publisher, ma questo da solo non permette ancora di dedurre tutte le modalità di distribuzione del progetto.

Curiosamente, una delle idee più importanti del PHYSINT originale è sopravvissuta anche alla fine dell’accordo con Sony. Nel 2024 la collaborazione con PlayStation e Columbia Pictures veniva presentata come il mezzo attraverso cui fondere competenze cinematografiche e videoludiche. Con il passaggio a Xbox quella direzione non è scomparsa: il nuovo accordo prevede anch’esso possibilità di collaborazione tra videogiochi, cinema e televisione. Questo non significa che sia stato annunciato un film di PHYSINT, ma dimostra quanto Kojima consideri centrale la natura transmediale del progetto.

Ed è proprio qui che il parallelismo con il primo Metal Gear diventa particolarmente interessante. Nel 1987 Kojima trasformò un limite tecnologico nell’idea di un gioco di spionaggio in cui evitare gli scontri. Quarant’anni dopo vuole utilizzare il massimo della tecnologia disponibile per vedere quanto lontano possa spingersi quello stesso genere. Nel mezzo ha creato Metal Gear, ha perso il controllo della saga che lo aveva reso famoso, ha fondato uno studio indipendente, ha costruito Death Stranding e ha passato anni cercando idee diverse. Poi una malattia gli ha ricordato che il tempo a disposizione non è infinito e lo ha riportato verso il punto da cui tutto era iniziato.

Per questo PHYSINT è già una storia interessante nonostante del gioco vero e proprio sappiamo ancora pochissimo. La prima volta nasce perché Kojima prende coscienza del fatto che la propria vita potrebbe finire prima di riuscire a realizzare tutto ciò che ha in mente. La seconda volta sopravvive perché un partner decide che quel progetto non deve continuare e Kojima sceglie di non accettarne la fine. Trova un nuovo publisher, mantiene il cast, conserva il team e continua a sviluppare quell’idea che considera il possibile culmine di quarant’anni di carriera.

PHYSINT potrebbe quindi diventare il progetto che riassume meglio di qualsiasi altro il percorso professionale di Hideo Kojima. Non perché sappiamo già come si giocherà, ma perché nasce esattamente dall’incontro tra le due forze che hanno guidato gran parte della sua carriera: il desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo e l’impossibilità di separarsi completamente dal genere che lo ha definito.

Dopo quarant’anni, Kojima torna allo spionaggio. Non perché non abbia più idee, ma perché a un certo punto ha iniziato a chiedersi se avrebbe ancora avuto il tempo di farlo.

tash avatar



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

physint