In questo mistero non scegli le risposte: devi convincere davvero i sospettati.
Immaginate di vestire i panni di Sherlock Holmes e di trovarvi davanti a un sospettato. Avete una domanda da fare, ma questa volta non ci sono tre risposte già pronte da selezionare. Potete parlare liberamente, mentire, minacciare, convincere oppure provare a depistare il vostro interlocutore. È proprio questa l’idea alla base di Detective Sherlock: Shadow Stalker, un’avventura investigativa ambientata nella Londra vittoriana che punta tutto sulle conversazioni dinamiche e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale. E no, non si tratta semplicemente di mettere ChatGPT dentro Sherlock Holmes.
Qui il problema non è trovare la risposta giusta: è riuscire a convincere il sospettato a parlare.
Vestire i panni di Sherlock Holmes significa normalmente osservare gli indizi, collegare gli elementi del caso e arrivare alla soluzione del mistero. Detective Sherlock: Shadow Stalker prova però a cambiare una delle meccaniche più classiche dei videogiochi investigativi: il dialogo con i personaggi.
L’avventura ci porta nella Londra vittoriana, tra luoghi come Baskerville Manor e Dartmoor, dove Sherlock si ritrova coinvolto in una serie di omicidi e misteri legati anche alla celebre maledizione dei Baskerville. L’ambientazione richiama quindi uno degli immaginari più iconici legati al detective creato da Arthur Conan Doyle, ma è il modo in cui vengono gestite le conversazioni a rendere il progetto particolarmente interessante.
Invece di limitarci a scegliere una delle opzioni proposte dal gioco, possiamo interagire liberamente con i sospettati. Possiamo fare domande, cercare di convincerli a collaborare, minacciarli, mentire oppure provare a portarli fuori strada. L’obiettivo non è quindi semplicemente selezionare la frase corretta, ma capire quale approccio utilizzare con ogni personaggio.
La particolarità è che gli NPC sono progettati per avere una propria personalità, memoria, emozioni e un determinato livello di fiducia nei confronti di Sherlock. Questo significa che il modo in cui conduciamo un interrogatorio può influenzare la conversazione e il comportamento del personaggio.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale. Gli sviluppatori hanno spiegato che l’AI non viene utilizzata per creare automaticamente il gioco: il codice e gli asset grafici sono realizzati dal team. L’intelligenza artificiale viene invece impiegata principalmente durante le interazioni, con l’obiettivo di generare dialoghi e voci in tempo reale.
L’idea è quindi quella di rendere gli interrogatori meno prevedibili rispetto ai classici sistemi a scelta multipla. In teoria, non dovremmo più pensare soltanto a quale risposta lo sviluppatore abbia previsto come corretta, ma a come comportarci realmente davanti a un sospettato.
Detective Sherlock: Shadow Stalker punta insomma a trasformare l’interrogatorio in una vera parte dell’indagine, dove intuito, capacità di persuasione e improvvisazione possono diventare importanti quanto gli indizi raccolti.
E per chi vuole provarlo anche fuori dal PC, esiste inoltre una versione mobile per Android disponibile tramite Google Play.
Resta da vedere quanto questa tecnologia riuscirà davvero a rendere le indagini dinamiche e credibili. Ma l’idea è sicuramente interessante: perché se Sherlock Holmes deve risolvere un caso, stavolta potrebbe essere il giocatore a dover dimostrare di essere all’altezza del detective.










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