Negli ultimi anni il termine “soulslike” è stato usato praticamente per tutto. Spesso però molti progetti finiscono per sembrare semplici variazioni sul tema: mondi dark, schivate, boss enormi e atmosfere decadenti. Stonemachia invece prova a fare qualcosa di molto più rischioso. Non si limita a prendere ispirazione da Dark Souls, ma cerca di costruire un’identità completamente diversa, mescolando folklore italiano, simbolismo religioso e persino gli scacchi dentro un action RPG oscuro e disturbante. E la cosa assurda è che, almeno dalle prime immagini e dichiarazioni del team, sembra avere davvero una personalità tutta sua.

Per capire davvero Stonemachia bisogna partire dalla sua idea più folle: trasformare gli scacchi in un sistema action. Non in senso strategico tradizionale, ma fisico, concreto, quasi brutale. Il protagonista, Zefiro, non è il classico eroe armato fino ai denti né il cavaliere scelto per salvare il mondo. È un pedone. E proprio come un pezzo degli scacchi può trasformarsi, cambiare ruolo e assumere nuove capacità durante il combattimento.

È una scelta che cambia immediatamente il modo in cui percepisci il gioco. Non stai controllando semplicemente un personaggio, ma un elemento di una struttura più grande. Un sistema che sembra voler usare il linguaggio degli scacchi non solo nel gameplay, ma anche nella costruzione dell’intero mondo.

Dietro al progetto c’è Crossfall Games, studio italiano che ha deciso di affrontare uno dei generi più saturi e difficili del momento con una direzione artistica estremamente aggressiva. In diverse interviste gli sviluppatori hanno spiegato che l’obiettivo non era creare “un Dark Souls italiano”, ma qualcosa che risultasse familiare e inquietante allo stesso tempo.

Ed è probabilmente questo il punto più forte del progetto.

Stonemachia non cerca di copiare l’estetica fantasy occidentale ormai standardizzata. Al contrario, prende riferimenti molto più vicini alla cultura italiana: arte sacra, architettura medievale, statue religiose e folklore locale. Il mondo di Medhelan sembra costruito come una versione corrotta di luoghi realmente esistiti, quasi un’Italia alternativa divorata da qualcosa di incomprensibile.

La “Plague of Angels”, elemento centrale della lore, non porta infatti i classici angeli fantasy rassicuranti. Il team ha scelto di ispirarsi agli angeli biblicamente accurati: creature immense, disturbanti, spesso descritte nei testi religiosi come esseri pieni di occhi, ali e forme impossibili da comprendere davvero. Una scelta che cambia completamente il tono visivo del gioco.

Molti nemici sembrano statue rinascimentali deformate, quasi opere d’arte italiane trasformate in mostri. E questa cosa colpisce immediatamente perché dona al progetto un’identità riconoscibile in pochi secondi, cosa rarissima oggi nel panorama soulslike indie.

Anche il combat system sembra voler uscire dagli schemi classici. Dalle presentazioni mostrate finora emerge una forte attenzione al parry, alla lettura del nemico e soprattutto alle trasformazioni del protagonista. Ogni forma modifica approccio e abilità, rendendo il combattimento meno legato alla semplice build e più al modo in cui interpreti la situazione.

Ed è interessante notare come la community abbia reagito molto rapidamente a questa idea. Online molti giocatori hanno iniziato a definirlo “il soulslike italiano degli scacchi”, etichetta che potrebbe sembrare quasi meme… finché non guardi davvero il gameplay.

Perché sotto l’assurdità del concept sembra esserci un progetto costruito con una direzione molto precisa.

Molti utenti hanno iniziato anche a elaborare teorie sulla struttura del mondo di gioco. Alcuni nemici e architetture ricordano chiaramente silhouette e pose dei pezzi degli scacchi, quasi come se Medhelan stessa fosse una gigantesca scacchiera corrotta. Nulla di ufficialmente confermato a livello narrativo, ma abbastanza coerente con la direzione artistica da sembrare plausibile.

E forse è proprio questo l’aspetto più interessante di Stonemachia.

Non dà la sensazione di essere nato seguendo il mercato.

Dà la sensazione di essere nato da un’ossessione artistica precisa.

Religione.
Folklore.
Arte italiana.
Scacchi.
Corruzione.
Mitologia.

Tutto viene mescolato dentro un mondo che non vuole essere semplicemente “dark”, ma disturbante in modo molto più culturale e simbolico.

Ed è qui che il progetto potrebbe davvero distinguersi.

Perché negli ultimi anni tantissimi soulslike hanno cercato di replicare la difficoltà di FromSoftware. Pochissimi però hanno provato a costruire un immaginario forte quanto quello dei giochi che li hanno ispirati.

Stonemachia invece sembra partire proprio da lì.

Prima dall’identità.

Poi dal combat system.

E se riuscirà davvero a unire queste due cose, potrebbe diventare uno dei progetti indie italiani più particolari degli ultimi anni.

Perché a volte non basta fare un buon soulslike.

Serve creare un mondo che le persone non riescano più a togliersi dalla testa.
tash avatar

@casualnerdofficial

Cosa succede se mescoli gli scacchi con Dark Souls… e ci aggiungi folklore italiano e angeli biblicamente accurati. Stonemachia è il soulslike italiano più folle degli ultimi anni? #gaming #casualnerd #gamingnews #indiegames #stonemachia

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