Durante una live su Casual Nerd abbiamo ospitato Dario Beretta, professionista con oltre vent’anni di esperienza nella localizzazione e nel doppiaggio dei videogiochi. Un mestiere spesso invisibile ai giocatori, ma fondamentale per rendere i titoli accessibili a un pubblico internazionale. In questa intervista Dario ci ha accompagnato dietro le quinte del processo di localizzazione, spiegandone difficoltà, costi, limiti tecnici e prospettive future.

Chi è Dario Beretta e di cosa si occupa

Dario lavora nel settore della localizzazione videoludica dal 2004. Il suo ruolo consiste nel tradurre e adattare videogiochi – principalmente dall’inglese, ma anche da altre lingue come il giapponese – verso l’italiano, occupandosi sia dei testi in-game sia, quando previsto, del doppiaggio. La localizzazione non è una semplice traduzione: è un lavoro di adattamento culturale, linguistico e tecnico che mira a rendere il prodotto naturale e comprensibile per il pubblico di riferimento.

Perché molti giochi non sono localizzati in italiano

Uno dei temi centrali dell’intervista riguarda l’assenza frequente della lingua italiana, soprattutto nei giochi indie su Steam. Secondo Dario, le motivazioni sono diverse.
Le statistiche di Steam mostrano una bassa percentuale di utenti che utilizzano l’italiano come lingua di sistema.
Molti utenti italiani giocano direttamente in inglese.
Alcune lingue, come turco o polacco, hanno costi di localizzazione inferiori.
Il mercato italiano è spesso associato a titoli mainstream e non sempre considerato prioritario per produzioni minori.
Dario sottolinea come azioni apparentemente semplici, come impostare Steam in italiano o aggiungere un gioco alla wishlist, possano influenzare le decisioni degli sviluppatori.

Traduzione e localizzazione: due cose diverse

La localizzazione non si limita a tradurre parole. Include l’adattamento di riferimenti culturali, battute, giochi di parole e contenuti potenzialmente offensivi per determinati mercati. In passato era più comune sostituire riferimenti troppo specifici con equivalenti locali; oggi, grazie alla maggiore cultura globale, molti riferimenti possono essere mantenuti.
Un aspetto fondamentale è anche l’attenzione a simboli, immagini o termini che potrebbero risultare problematici in specifici contesti culturali, richiedendo un dialogo costante con sviluppatori e publisher.

Le sfide linguistiche dell’italiano

L’italiano presenta difficoltà specifiche rispetto all’inglese, soprattutto per quanto riguarda il genere grammaticale. Nei giochi che permettono di scegliere il genere del personaggio, è spesso necessario utilizzare termini neutri, cosa che in italiano è molto più complessa.
Dario cita esempi concreti come Shadow of Mordor, Shadow of War ed Elden Ring, dove le scelte linguistiche sono state influenzate da limiti tecnici del motore di gioco e dalla necessità di mantenere coerenza e neutralità.

Lavorare senza contesto: testi e doppiaggio

Uno degli aspetti più critici del lavoro è l’assenza di contesto. I localizzatori spesso lavorano su file Excel contenenti stringhe di testo, senza vedere il gioco. Questo vale ancora di più per il doppiaggio, dove i doppiatori hanno a disposizione solo il testo e l’audio originale, senza immagini o scene.
Questa mancanza di contesto può portare a errori di tono o interpretazione, difficili da evitare se il materiale non viene testato a fondo prima dell’uscita.

Dimensioni dei testi e costi del doppiaggio

I giochi moderni possono contenere centinaia di migliaia, se non milioni, di parole. Titoli con molte scelte narrative, come Baldur’s Gate 3, raggiungono numeri enormi, rendendo il doppiaggio completo in italiano economicamente insostenibile. Per questo motivo molti giochi vengono localizzati solo tramite sottotitoli, mentre il doppiaggio resta riservato a produzioni più contenute o con budget elevati.

Che competenze servono per fare questo lavoro

Secondo Dario, per diventare localizzatori servono:
Un’ottima conoscenza dell’inglese.
Una padronanza impeccabile dell’italiano.
Una forte cultura videoludica.
Essere gamer è fondamentale per interpretare correttamente le stringhe prive di contesto. Anche la specializzazione tematica (auto, fantasy, RPG, ecc.) può fare la differenza nella qualità finale del lavoro.

Doppiaggio videoludico: limiti e professionalità

Il doppiaggio nei videogiochi è molto più complesso rispetto a quello cinematografico o televisivo. La mancanza di scene visive e i tempi ristretti rendono difficile raggiungere la perfezione.
Nonostante questo, Dario sottolinea l’elevata professionalità del settore, spesso limitata più da vincoli produttivi che da mancanza di competenze.

Localizzazione e intelligenza artificiale

L’IA rappresenta una possibile evoluzione, ma non una sostituzione immediata. La traduzione automatica può essere utile per contenuti semplici o ripetitivi, ma fallisce spesso su dialoghi, coerenza terminologica e contesto.
Secondo Dario, il valore umano resterà centrale soprattutto nelle parti creative, narrative e dialogiche dei videogiochi.

Il ruolo delle community

Le community possono influenzare direttamente le scelte di localizzazione. Wishlist, commenti, recensioni e richieste esplicite possono portare all’aggiunta di nuove lingue anche dopo il lancio, come successo con il gioco indie Little Kitty Big City.
Esistono anche modelli di traduzione collaborativa, dove la community contribuisce direttamente alla localizzazione, poi rifinita da professionisti.

Conclusioni

L’intervista a Dario Beretta mette in luce un lavoro complesso, spesso sottovalutato, ma essenziale per l’industria videoludica. La localizzazione non è solo traduzione, ma un delicato equilibrio tra lingua, cultura, tecnica e creatività.

La prossima volta che giocherete a un titolo in italiano, ricordate che dietro ogni frase c’è un lavoro enorme, fatto di scelte difficili, compromessi e grande passione.


@casualnerdvideogame

Perché sempre meno giochi sono in italiano? Guarda l’intervista completa di Dario Beretta tramite i nostri link #gaming #gamingnews #casualnerd #gamedev #indiegames

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