Stormcloud Games ha trasformato la nostalgia delle raccolte a fascicoli in un platform creativo dove ogni livello è un nuovo albo da collezionare.
Per chi è cresciuto tra gli anni Novanta e Duemila, entrare in edicola significava spesso cadere in tentazione. Bastava vedere un cartello con scritto “Prima uscita a soli 1,99 euro” per immaginarsi già con la collezione completa sullo scaffale. Locomotive da montare pezzo dopo pezzo, dinosauri, modellini d’auto, soldatini, enciclopedie illustrate: il vero prodotto non era soltanto il contenuto del primo fascicolo, ma la promessa di completare qualcosa nel tempo. È proprio da questa idea, tanto semplice quanto potente, che nasce Junkster, un platform indie che decide di trasformare quel rituale in una meccanica di gioco.
Junkster: E se le leggendarie collezioni da edicola fossero sempre state… un videogioco?
Nel panorama indie capita spesso di vedere giochi ispirati ai grandi classici del passato, ma è molto più raro trovare un progetto che prenda spunto da un’abitudine culturale condivisa da un’intera generazione. Junkster, sviluppato dallo studio scozzese Stormcloud Games, parte proprio da qui: non dall’omaggio a un vecchio videogioco, ma da quella sensazione di entusiasmo che si provava davanti alle celebri collane da edicola.
Chi è cresciuto in Italia ricorda perfettamente quel meccanismo. Il primo fascicolo costava pochissimo, quasi simbolicamente. Poi arrivavano le uscite successive, una settimana dopo l’altra, fino a costruire lentamente un modellino, una collezione o un’intera enciclopedia. Era un sistema editoriale che puntava sulla continuità, sull’attesa e sulla soddisfazione di vedere qualcosa prendere forma nel tempo.
Stormcloud Games ha deciso di trasferire proprio questa filosofia all’interno di un videogioco.
Junkster racconta la storia di UM-13, un piccolo robot costruttore che precipita su un pianeta completamente ricoperto di rifiuti tecnologici. La sua nave è andata distrutta e l’unico modo per tornare a casa consiste nel recuperare materiali, componenti e pezzi sparsi ovunque per ricostruirla. L’ambientazione è quella di una gigantesca discarica futuristica, ma il tono del gioco resta sorprendentemente leggero e colorato, lontano dall’immaginario post-apocalittico tipico di molte produzioni simili.
Dal punto di vista del gameplay, Junkster combina platform 3D, esplorazione ambientale e costruzione. Ogni area nasconde componenti utili, collezionabili e segreti che incentivano il giocatore a osservare con attenzione l’ambiente circostante. L’elemento più originale, però, non riguarda né il combattimento né il sistema di crafting.
Riguarda il modo in cui il gioco presenta sé stesso.
Ogni livello viene trattato come se fosse un vero albo da edicola. Prima di iniziare una nuova sezione compare infatti una copertina dedicata, completa di numero della raccolta e grafica personalizzata. Una volta completato il livello, quell’albo entra ufficialmente nella propria collezione, proprio come accadeva con le raccolte cartacee acquistate settimana dopo settimana.
L’intera interfaccia segue questa filosofia. I menu principali sono costruiti come una libreria di fumetti e riviste illustrate. Una misteriosa mano aliena sceglie quale “volume” aprire: quello dedicato all’avventura principale, quello della collezione oppure quello delle impostazioni. Non si tratta soltanto di un vezzo estetico, ma di una precisa scelta narrativa che rende il videogioco stesso una collezione da completare.
Anche il sistema dei collezionabili è perfettamente coerente con questa impostazione. Ogni nuovo albo completato aggiunge elementi al proprio diorama personale, trasformando lentamente una semplice raccolta di oggetti in una vera esposizione costruita con pazienza, esattamente come accadeva con le vecchie collane editoriali.
Questa attenzione per la presentazione non sorprende considerando il percorso dello studio. Stormcloud Games è una software house indipendente con sede in Scozia che, prima di lavorare ai propri progetti originali, ha collaborato anche con produzioni legate al marchio LEGO. L’esperienza maturata nella progettazione di giochi costruiti attorno all’assemblaggio, alla creatività e alla manipolazione di oggetti emerge chiaramente anche in Junkster, dove ogni elemento raccolto contribuisce concretamente alla progressione del giocatore.
Un’altra caratteristica interessante è l’arma principale del protagonista. UM-13 combatte utilizzando una gigantesca chiave inglese, uno strumento che non serve soltanto ad affrontare i nemici ma anche a trasformare i materiali recuperati dalla discarica in nuove risorse utili. Il concetto di riciclo diventa così una vera meccanica di gioco, rafforzando il tema della costruzione attraverso il riutilizzo creativo di ciò che sembrava ormai inutile.
Dal punto di vista artistico Junkster sceglie colori vivaci, personaggi stilizzati e un’atmosfera che richiama il mondo dei giocattoli più che quello della fantascienza tradizionale. La discarica non è un luogo deprimente, ma un gigantesco laboratorio dove ogni rottame può diventare qualcosa di nuovo. È un messaggio semplice ma estremamente efficace, soprattutto per un gioco che mette al centro la fantasia e la curiosità.
Negli ultimi anni molti videogiochi hanno cercato di conquistare i giocatori facendo leva sulla nostalgia. Junkster, però, lo fa in maniera diversa. Non si limita a citare il passato o a riproporre meccaniche retrò. Recupera un’esperienza condivisa da milioni di persone e la trasforma direttamente nella struttura del gioco. Ogni livello diventa una nuova uscita, ogni collezionabile un pezzo della raccolta e ogni progresso alimenta quella stessa sensazione che si provava tornando in edicola per acquistare il numero successivo.
È una forma di nostalgia interattiva, costruita non tanto sul ricordo di un videogioco, quanto sul rito che accompagnava un’intera generazione.
Ed è forse proprio questa l’intuizione più brillante di Stormcloud Games: ricordarci che, a volte, le storie più belle non nascono davanti a uno schermo, ma davanti a una copertina con scritto “Prima uscita a soli 1,99 euro”.










Lascia un commento