Poche serie Xbox hanno avuto una storia travagliata quanto Fable. Per molti giocatori la chiusura di Lionhead Studios nel 2016 aveva segnato la fine definitiva di una delle saghe più amate dell’era Xbox originale. Eppure, quasi dieci anni dopo, Albion sta per tornare. Ma il nuovo Fable non è un semplice sequel. È un reboot completo che nasce da una domanda tanto semplice quanto spaventosa: si può riportare in vita Fable senza Peter Molyneux?

Per capire davvero il significato del nuovo Fable bisogna tornare alla fine degli anni Novanta. Dopo il successo di Black & White, Peter Molyneux e Lionhead Studios volevano creare qualcosa di diverso dai classici RPG occidentali dell’epoca. L’idea era quasi romantica: costruire una vera e propria fiaba interattiva.

Il concetto dietro Fable era rivoluzionario per quei tempi. Il mondo avrebbe dovuto reagire alle azioni del giocatore, il protagonista sarebbe invecchiato nel corso dell’avventura e persino il suo aspetto fisico sarebbe cambiato in base alle scelte effettuate. In un periodo in cui molti giochi di ruolo seguivano strutture molto rigide, Fable prometteva libertà e conseguenze.

Ed è proprio qui che nasce uno degli aspetti più famosi della storia della serie.

Peter Molyneux.

Brillante, visionario e spesso troppo entusiasta, il fondatore di Lionhead divenne celebre per le sue promesse gigantesche. Durante lo sviluppo del primo Fable parlò di alberi che sarebbero cresciuti nel corso degli anni, ecosistemi complessi e NPC con memorie avanzatissime. Molte di queste idee si rivelarono semplicemente troppo ambiziose per la tecnologia disponibile.

Negli anni questo fenomeno è diventato quasi un meme nell’industria, tanto da essere soprannominato “Molyneux Syndrome”: la tendenza a immaginare più di quanto sia concretamente possibile realizzare.

Nonostante questo, Fable riuscì comunque a costruire un’identità fortissima.

E parte di questa identità nacque addirittura per caso.

Nel primo capitolo era possibile prendere a calci le galline presenti nei villaggi. I giocatori iniziarono a farlo continuamente e Lionhead comprese immediatamente il potenziale comico della situazione. Da quel momento le galline divennero una gag ricorrente della serie e la frase “Chicken Chaser!” entrò nella storia di Xbox.

Anche Fable II nasconde una storia molto personale.

Peter Molyneux raccontò che l’idea del cane nacque dopo la perdita del proprio animale domestico. L’obiettivo non era semplicemente introdurre un compagno di viaggio, ma creare un vero legame emotivo tra giocatore e personaggio. Per questo il cane non era soltanto una meccanica di gameplay: combatteva, trovava tesori, reagiva alle azioni del protagonista e diventava parte integrante dell’esperienza.

Per molti fan resta ancora oggi uno dei compagni più memorabili mai visti in un videogioco.

Poi arrivò il momento più difficile.

Nel 2016 Microsoft chiuse ufficialmente Lionhead Studios, cancellando anche Fable Legends, un progetto multiplayer che avrebbe dovuto rappresentare il futuro della serie. Per la maggior parte della community fu la fine definitiva di Albion.

Per anni nessuno immaginò davvero un ritorno.

Poi Microsoft fece una scelta sorprendente.

Affidò Fable a Playground Games.

La reazione iniziale dei fan fu quasi incredula. Playground era conosciuta esclusivamente per la serie Forza Horizon. In pratica, lo studio delle auto sportive veniva incaricato di riportare in vita uno dei più importanti RPG fantasy della storia Xbox.

Ancora oggi questa decisione rappresenta una delle scommesse più particolari intraprese da Microsoft.

Il nuovo Fable, però, non sarà Fable IV.

Playground Games ha chiarito che si tratta di un reboot completo, una nuova interpretazione di Albion che manterrà lo spirito originale della saga ma senza proseguire direttamente la cronologia dei vecchi capitoli. Umorismo britannico, scelte morali e atmosfera fiabesca resteranno centrali, ma all’interno di una nuova continuità narrativa.

Una delle curiosità più sorprendenti riguarda la tecnologia.

Il gioco utilizza infatti una versione pesantemente modificata del ForzaTech, lo stesso motore grafico utilizzato per Forza Horizon. Un software nato per gestire automobili e paesaggi realistici che è stato completamente adattato per supportare combattimenti, NPC, missioni e un grande open world fantasy.

Non tutte le novità hanno però convinto la community.

Russell Shaw, storico compositore della saga originale, non è coinvolto nello sviluppo del reboot. Per molti fan questa è una delle differenze più delicate, considerando quanto la colonna sonora abbia contribuito a definire l’identità di Fable.

Curiosamente, però, una delle tradizioni più assurde della serie è sopravvissuta.

Tra i bonus della Premium Edition compare infatti il Chicken Suit, un costume da gallina che rappresenta un omaggio diretto alle vecchie gag della saga.

Le galline, in pratica, sono sopravvissute persino alla chiusura di Lionhead.

Peter Molyneux, pur non partecipando allo sviluppo, ha dichiarato di essere felice di vedere Fable tornare e di osservare con curiosità il lavoro di Playground Games.

Nel frattempo Microsoft ha già confermato una prima espansione chiamata Order of the Hero, inclusa nella Premium Edition, anche se i contenuti restano ancora avvolti nel mistero.

Infine c’è il tema del rinvio.

Ufficialmente Xbox ha spiegato che il tempo aggiuntivo servirà semplicemente a rifinire meglio il gioco. Alcuni insider, tra cui Jeff Grubb, hanno però ipotizzato che Microsoft volesse evitare il confronto diretto con GTA VI. Si tratta comunque di semplici indiscrezioni e non esistono conferme ufficiali.

Ma questa possibilità lascia una domanda interessante.

Se perfino il ritorno di una serie storica come Fable preferisce spostarsi, quanto è diventato enorme davvero GTA VI?

Forse la risposta racconta molto non solo del futuro di Fable, ma dell’intera industria videoludica.

Perché il nuovo Fable non sta semplicemente riportando in vita una saga.

Sta cercando di dimostrare che le fiabe possono sopravvivere anche ai loro autori.
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